Confuso e contorto

Been dazed and confused for so long it's not true.

Eccomi

Utente: deep80
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giovedì, gennaio 15, 2009

Usare una SD come partizione per le Home su Xandros e un EEEPC 701



fdisk /dev/sdb1

mkfs.ext3 /dev/sdb1

mount /dev/sdb1/media/D\:

cp -a /home/* /media/D\:



cercare usb-storage in /proc/bus/usb/devices e segnarsi S: SerialNumber=146030377350



modificare /etc/udev/rules.d/50-xandros-udev.rules

# usb, removable storage

BUS=="usb", KERNEL=="sd*", SYSFS{serial}=="146030377350", NAME="%k", OPTIONS+="last_rule", RUN+="/bin/mount /dev/%k /home"



Riavviare e via



Invece per installare NetBSD: http://www.netbsd.org/ports/i386/netbook.html

Postato da: deep80 a 15/01/2009 17:40 | link | commenti |

giovedì, dicembre 18, 2008

Oracle 10g e 11g, come abilitare e modificare l'utente Scott.



$ sqlplus "sys as sysdba"



SQL*Plus: Release 10.2.0.1.0 - Production on Thu Dec 18 15:24:48 2008

Copyright (c) 1982, 2005, Oracle.  All rights reserved.



Enter password:



Connected to:

Oracle Database 10g Enterprise Edition Release 10.2.0.1.0 - 64bit Production

With the Partitioning, OLAP and Data Mining options



SQL> ALTER USER SCOTT ACCOUNT UNLOCK;



User altered.



SQL> GRANT CONNECT, RESOURCE TO SCOTT;



Grant succeeded.



SQL> ALTER USER SCOTT IDENTIFIED BY password;



User altered.



Facile no?

Postato da: deep80 a 18/12/2008 15:28 | link | commenti |

venerdì, giugno 06, 2008

"The 100 nanosecond granularity implemented within OpenVMS and the 63-bit absolute time representation should allow OpenVMS trouble-free time computations up to 31-JUL-31086 02:48:05.47. At this instant, all clocks and time-keeping operations in OpenVMS will suddenly fail, since the counter will overflow and start from zero again."



Insomma... adesso sappiamo che la fine del mondo sarà il 31 luglio 31086 alle 3 meno dieci del mattino.

Postato da: deep80 a 06/06/2008 15:28 | link | commenti |
armageddon, openvms

giovedì, giugno 05, 2008

marla dice: per farci mettere un pipe tra due link

deep80 dice: :|

marla dice: :)

deep80 dice: e perché?

marla dice: perche'

marla dice: perche' il pipe e' l'essenza per il vero blogger

marla dice: perche' il suo spiaccato senso esterico soffriva di fronte alla mancanza del pipe

Postato da: deep80 a 05/06/2008 17:01 | link | commenti |
web 20

lunedì, marzo 03, 2008

In Strange Days avevano ragione, non c'è più nulla da inventare, tutto è già stato fatto. L'unica cosa che ormai ci è concessa è di rifare a meno prezzo. Per abbassare il prezzo puoi solo far rlavorare qualcuno che muore di fame ben contento di essere tuo schiavo, ma solo se sei in cima alla catena alimentare puoi possedere degli schiavi e se non sei lassù allora il cerchio si restringe.

E quindi? E quindi lanciamoci nei servizi. Sì, vendiamo servizi, manipoliamo l'aria e con litri di olio (ottenuto dal riciclo di lubrificanti fossili, che l'olio d'oliva già è stato inventato) prepariamo manicaretti di fuffa e vendiamoli, anzi vendiamoceli l'un l'altro. Ma con il passar del tempo ci siamo già accorti che la fuffa, benché assai ben guarnita con contorni di succulenta banferia non riempie la pancia come il desueto pane, quindi dobbiamo cambiar servizi: giù le braghe!

E mi raccomando, vedete di non farvi troppi scrupoli di che i marchettari sono espertissimi e il mercato già saturo di mirabolanti acrobati del cazzo (letteralmente).

Postato da: deep80 a 03/03/2008 11:53 | link | commenti (1) |

giovedì, gennaio 18, 2007

Vedo le cose come una specie di scala o di scatola che si riempie. Un rettangolo dai bordi neri che piano piano si colora con la vita passata. Ha una specie di dimensione ben precisa tarata sugli ottanta anni. Naturalmente nulla mi suggerisce che questa visione sia corretta, in fondo potrei morire adesso a 26 compiuti e ciao balle. Ma credo che se ciò davvero succedesse, una volta morto guarderei sconsolato quei 64 blocchi lasciati liberi, li considererei una specie di spreco.

Però adesso ho l'angoscia. Penso che la soglia limite si sta avvicindando sempre di più e colorare il rettangolo non basta a saziare il desiderio. Si può avere paura della morte a 26 anni?

La cosa che forse mi provoca più sconcerto e dolore però non è tanto la dimensione della finestra, ma il metro di misura che sono solito usare. E' una cosa che non riesco a spiegarmi. In realtà se guardo il passato lo misuro a colpi di incontri: sempre i medesimi. Sono come una specie di punto di riferimento, un insieme di segnalibri. Come guardare il partizionamento di un disco con le sezioni evidenziate con differenti tonalità.

Però, dopo anni di abitudine a questa visione, mi chiedo come posso aver vissuto prima di adottare questo sistema. Come catalogo il prima? Eppure non lo vedo trasparente o anonimamente grigio: ha dei colori anche lui... Possibile che abbia disimparato a leggere il significato del "prima"?

E' tardi lo so, io come sempre negli ultimi 2 anni dormo poco, lavoro un sacco, mastico emozioni terribili da mane a sera e temo il contorno.

Sì perché sento la coscienza fisicamente contenuta dentro un involucro coriaceo, duro, sgradevole. Quando la mia mente molliccia ci si appoggia, subito si ritrae più che spaventata, dolorante direi. E così è un po' come se stessi diventando di pietra: è inutile avere un cuore vulcanico se fuori il pianeta è morto. Il poco spazio e il movimento limitato raffredderanno il magma e genereranno altra roccia: uccidendomi e cambiandomi, forse in una persona che non vedrà più il rettangolo, ma solo altre vie per restare in vita a respirare, ingrassare, eiaculare e cagare.

Mi faccio completamente schifo.

Buona notte.

Postato da: deep80 a 18/01/2007 02:09 | link | commenti (2) |
che vita inutile

venerdì, dicembre 08, 2006

Alle 5 del mattino, a sistemare il kernel del server dopo averlo compilato tutto il giorno. Quando su skype non c'è nessuno che parla italiano, su amsn non c'è un contatto attivo su 63 che ne hai, su gmail manco fosse la Death Valley e pure su IRC trovi solo i deamon che ti promuovono a operatore, essendo l'unico utente connesso.

In quel momento anche un cane è meno triste di me.

Postato da: deep80 a 08/12/2006 05:01 | link | commenti |

venerdì, novembre 24, 2006

All around me are familiar faces

Worn out places, Worn out faces

Bright and early for the daily races

Going nowhere, Going nowhere

Their tears are filling up their glasses

No expression, No expression

Hide my head I want to drown my sorrow

No tomorrow, No tomorrow



And I find it kind of funny, I find it kind of sad

These dreams in which i'm dying, Are the best I’ve ever had

I find it hard to tell you, I find it hard to take

When people run in circles it’s a very very….

Mad World, Mad World



Children waiting for the day they feel good

Happy Birthday, Happy Birthday

And they feel the way that every child should

Sit and listen, Sit and listen

Went to school and I was very nervous

No one knew me, No one knew me

Hello teacher tell me whats my lesson

Look right through me, Look right through me



And I find it kind of funny, I find it kind of sad

These dreams in which i'm dying, Are the best I’ve ever had

I find it hard to tell you, I find it hard to take

When people run in circles it’s a very very….

Mad World, Mad World



Enlargen your world



Mad World

Postato da: deep80 a 24/11/2006 01:06 | link | commenti (3) |

martedì, novembre 07, 2006

Perché all'improvviso mi si stringe lo stomaco? Perché così, senza alcuna ragione apparente?

Dove sei? Dove sono?

Troveremo mai la nostra Laputa?

Postato da: deep80 a 07/11/2006 21:25 | link | commenti |

domenica, novembre 05, 2006

Marcisce lento dentro al petto. Non posso controllarlo né ignorarlo. Solo lo sfogo inutile verso gli altri, violento, marcio anchesso ne lenisce per pochi istanti gli effetti, ma presto si rifà sentire. Con i denti ben piantati nelle carni molli si appende alle viscere con beffardo sorriso. Lo studio con pacato interesse, limiti le emozioni e i pensieri per non nutrirlo oltre. Dei dettagli più banali di ciò che mi circonda faccio un esperienza mistica e sensazionale. Passo per ebete e stupido tacendo a dentri stretti.

Forse l'unico modo per curare questo male è la negazione completa e profonda.

Guardo un treno passare. Le ruote attirano la mia attenzione. Desidero la morte ma sono tranquillo.

Postato da: deep80 a 05/11/2006 00:46 | link | commenti (1) |

venerdì, novembre 03, 2006

La bellezza è un kernel che compila silenzioso. Da plasmare secondo i nostri bisogni e di cui godere secondo le nostre risorse. La bellezza è l'altra faccia della verità.

Postato da: deep80 a 03/11/2006 02:17 | link | commenti |

giovedì, ottobre 26, 2006

E' passato un anno. Ma che cazzo. Oggi hanno chiuso un gioco on-line, www.galaxywars.it. Cazzarola ho dedicato a quello stupido passatempo tanti 10 minuti della mia vita nell'ultimo anno. Mi sono collegato per controllarlo dai posti e dalle connessioni di rete più impensate e adesso è finito. Hanno cancellato tutto.

Fa un certo effetto.

Postato da: deep80 a 26/10/2006 17:00 | link | commenti (1) |

mercoledì, ottobre 04, 2006

Sale e scende peggio di una peperonata.

Mi sa che sbocco!

Postato da: deep80 a 04/10/2006 10:25 | link | commenti |

sabato, settembre 30, 2006

Dimentica per un momento lo smog, l'ufficio, i ristoranti, il pattinaggio e ricorda solo questo: "Un bacio può non essere la verità, ma è sempre quello che noi desideriamo che sia".

L.A. Story

Postato da: deep80 a 30/09/2006 14:51 | link | commenti (1) |

mercoledì, agosto 30, 2006

Scorrono i giorni come granelli di sabbia in una clessidra. Posso vedere le settimane, in modo dettagliato, come un quadro o una schermata di computer. Le guardo, le contemplo nella loro completezza. E ogni settimana che passa è identica a quella precendente. Solo quella fottuta data cambia. Ed è come se nulla cambiasse mai, fino a quando non mi guarderò allo specchio.

Mi serve un uscita, adesso!

ADESSO!!!!!

Postato da: deep80 a 30/08/2006 00:44 | link | commenti (2) |

lunedì, agosto 28, 2006

Il cerchio si chiude.

Quando ero bambino, allincirca intorno ai 6~8 anni sul mio televisore in bianco e nero mi capitò di vedere un pezzo di un cartone animato che mi rimase impresso fino ad oggi. Quei pochi fotogrammi che mi capitò di vedere non li ho mai più cancellati dalla memoria. Una ragazzina vestita in modo strano, cercava di bloccare una specie di enorme insetto con un sacco di occhi dall'immergersi in un lago di acido.

Mai più potei domenticare quella minuscola ragazzina che una specie di scenario apocalittico spingeva con tutte le sue forze quel terrificante essere, e dovete capire che su una televisione in bianco e nero gli occhi di quel mostro (in realtà rossi) assumevano una colorazione più che spaventosa. E il cielo, il cielo! Il cielo cupo e coperto di nubi diventò nella mia memoria un manto scuro percorso da vene grigiastre. Penso di non averci dormito per giorni su questo pensiero. E sempri lì, incagliato confuso nei ricordi, per anni. Ogni tanto tornava a galla. Ogni tanto mi terrorizzava ancora.

Fino a sta sera.

Dopo ventanni una collega di ufficio, appassionata di manga giapponesi, che ho fatto partecipe di questo mio ricordo ha svelato con violenza l'arcano: Nausicaa e la valle del vento, 1984, Hayao Miyazaki. Miyazaki, padre di Conan il ragazzo del futuro!

Mio dio, ho appena finito di vederlo. Provo sensazioni stranissime, come se in fondo un tesoro fosse stato violato. Ma dall'altra parte sono felice.

In un certo senso è anche come se un circolo si fosse finalmente chiuso.

Ventanni a galleggiare nella memoria. Fino ad essere ripescato da una perfetta sconosciuta.

Sono senza parole.

Postato da: deep80 a 28/08/2006 22:16 | link | commenti (1) |
nausicaa e la valle del vento

venerdì, agosto 25, 2006

Ethernal Sunshine of Spotless Mind.

L'eterno risplendere della mente senza macchie.

L'immutata, inutile, lucidità di un lindo ed incontaminato schermo nero.

La purezza ed il caldo candore di un foglio da disegno di grana ruvida.

L'ordine perfetto di un disco rigido mai utilizzato.

Il profumo sintetico ed inebriante di un libro mai sfogliato.

La brillantezza di un pennino che prima mai ha vergato lettere di nero inchiostro.

La regolarità e la calma di una finta libreria da PUB fatta di dorsi e pagine bianche.

La bellezza immutabile di un'immagine in un pensiero.

Il piacere asettico di un cuore che batte con regolarità.

Il pensiero inutile delle gioia incondizionata.



Il dolore lacerante di un sentimento sgregato dal controllo della mente.

La gioia immotivata e derubante di un bacio maldato, che brama di trasformarsi in lotta e dilaniamento.

Il vuoto incontrollabile di una fuga.

La leggerezza isterica della paura.

Postato da: deep80 a 25/08/2006 02:47 | link | commenti |

mercoledì, agosto 23, 2006

La sabbia scricchiola sotto le suole impietose. Cammino lentamente, a tratti guardandomi intorno, la spiaggia è punteggiata da grosse chiazze di terreno nero e pietroso.

La battigia esala un odore forte ma non intenso, come una sorta di nota di do molte ottave sotto, suonata da una chitarra basso distorta, molto drumm&bass. Il suono che senti al ventre, che ti toglie il fiato, che da fastidio ma non puoi non rimanere un attimo eterno a non contemplare, cullare.

Il vento distoglie i miei pensieri, mi costringe a concentrarmi sulla direzione corretta per arrivare a quella pietra chiara all'orizzonte. Mi stringo forte il bavero mentre i capelli che si ribellano al cappello, perdono di calore in cambio di perle di acqua ghiacciata.

Non fa così freddo come pensavo, non è così doloroso come una giornata di Bora a Trieste ma neanche così piatto come un giorno di febbraio a Torino. Guardo le creste delle onde, spumeggiano con timidezza: il mare scuro continua immutabile a ruggire, ma con moderazione, nonostante il vento forte.

La terra buna ruba spicchi di spazio alla sabbia, ma rimane sempre lontana anche delle acque più temerarie. Sale leggermente, come una specie di mezza collina. I ciuffi di erba gialla sfidano gli elementi, inspiegabilmente ancora attacca alle proprie radici.

Guardo il ritmico incedere delle punte dei miei anfibi, li vedo apparire e svanire dietro i lembi del cappotto lungo e scuro. Me li immagino come una specie di cingoli fatti di piedi, come se le gambe fossero solo un supporto al tronco del corpo e là in basso questi cingoli anfibiati scorressero sormontando le asperità del terreno.

Azzardo ad alzare lo sguardo quando un folata di vento mi porta piccoli sassi e polvere addosso: la pietra è davanti a me, ma ora si rivela essere una sorta di dislivello roccioso che taglia trasversalmente la spiaggia. Non è molto alta, forse nemmeno un metro, ma tiro fuori le mani dalle tasche per aiutarmi nella scalata. Senso la roccia gelida, nessun sole potrebbe riscaldarla come i graniti che maggiormente mi sono familiari.

Una volta salito guardo a ovest, la spiaggia continua in modo indefinito, tento di cogliere l'orizzonte ma il vento mi costringe alle lacrime e così desisto da mio proposito. Una sporgenza modellata dal tempo e dall'acqua si offre a ottimo sedile. Mi accovaccio sentendo la pietra fredda attraverso i pesanti vestiti.

Nel tiepido tempore del risvolto della giacca riesco ad accendermi una sigaretta, il profumo del tabacco bruciato mi viene strappato a forza da quest'aria inquieta. Girandomi verso nord fumo e guardo il mare, l'orizzonte piatto si riflette in nuvole color ghisa. Non vedo movimento, né fulmini. Nulla, solo queste nubi che sembrano dipinte da un pittore troppo legato alle ambientazioni gotiche.

Continuo a fumare chiudendo gli occhi, l'urlo del mare si accentua, gli schizzi di acqua gelata nebulizzano nubi di vapore freddo che mi imperlano gli occhiali. Il freddo attanaglia i muscoli, secca la pelle fino a farla dolere. Non mi importa, penso ai giorni passati, al viaggio interminabile. Penso ai nostri discorsi. Qui non valgono nulla, dall'altra parte del mondo, lontano da qualsiasi posto che potrei vagamente identificare con casa. Non sono triste ma neanche felice, è come se le emozioni qui non esistessero. Potrei continuare a guardare questo mare fino alla morte, neanche i morsi della fame o della sete potrebbero smuovermi. Sono di ghisa come i cumuli all'orizzonte.

Il vento strappa i rumori alle mie orecchie e solo un leggero movimento alla mia sinistra mi fa intuire che stai arrivando. Regalo il mozzicone da tempo spento ai turbini e accendo un'altra sigaretta: me lo immaginavo così questo momento. Ormai sento i tuoi passi smuovere piccole rocce, ti sposti appena dietro le mie spalle, oltre il mio campo visivo. Per una volta nessuno dei due ha avuto il coraggio, il desiderio o l'impulso di ferire il silenzio. Una nuvola di fumo turbolenta distoglie il tuo sguardo dal mare. Mi guardi come se ti accorgessi di me per la prima volta in secoli di immobilità, qui, su questa spiaggia eterna. Ti avvicini. Ora guardo a terra, assaporo il sapore del fumo come se fosse l'ultima sigaretta.

Senza guardarmi estrai un mano dalla tasca, so che la cosa ti costa: odi il freddo. Un passo ancora e sei al mio fianco, a sinistra, allunghi la mano e con sicura delicatezza la poggi sulla mia spalla. Sento un brivido, il freddo non centra nulla.

Alzo lo sguardo di sbieco, mi stai guardando. Sorridi. Guardo i tuoi denti bianchi e sento la testa svuotarsi. Se ti lasciassi qui per duecento anni ti troverei sempre con quel sorriso al mio ritorno. Una vita a cercare tanta potentissima solitudine, a cercare qualcosa di così crudo su cui finalmente poggiare le ossa, su cui sistemare l'origine del tuo sistema di riferimento.

Io invece ti ho seguito, anche se praticamente parlando non saremmo partiti senza la mia follia.

Ora guardi verso il mare, il tuo sorriso piano piano svanisce e la serietà del tuo volto dimostra che finalmente quello che vedi è reale, non più un sogno e nemmeno una canzone.

Una lacrima mi riga una guancia. Non vedo più né futuro né passato. Solo il mare d'Islanda. Inclino il capo sulla tua mano: è fredda.

Postato da: deep80 a 23/08/2006 11:27 | link | commenti |
un sogno che non mi appertiene

sabato, agosto 12, 2006

Fumandoci una nervosa sigaretta Sara mi disse che spesso ai momenti di cambiamento corrispondono distruzioni generalizzate.

Pensare che un'affermazione del genere possa essere incisa nel legno mi spaventa e mi rende particolarmente dubbioso. Ma forse alla radice di questo mio scetticismo sta, come sempre, una radicata paura, in questo caso quella del cambiamento.

Ma cos'è che cambia e che cos'è che viene distrutto? Alla prima domanda non so ancora rispondere (anche se nutro una speranza che rimarrà solo mia). La vittima sacrificale che disseta la seconda pretesa invece è un oggetto, un obsoleto groviglio di metallo e plastiche varie... per molti. Invece quella lattina che alcuni chiamavano automobile era il mio Panda. L'auto che da nove anni mi accompagnava in avventure e peripezie, l'auto che avevo amato, carezzato, odiato, bistrattato, massacrato oltre ogni dire. Molte delle persone che conosco si lamentavano spesso di quando era il mio turno di portarli in giro: che freddo che fa, si sta stretti, non hai l'aria condizionata, non hai la radio, quanto vai piano...

Ma a me in fondo non importava, io e il mio pandino ne avevamo combinate di cotte, di crude e anche di non si sa come.

E poi... e poi oggi, ho mancato uno stop. Cazzo! Dopo mesi di guida da nonnetto stando sotto i limiti, dopo attenzioni da casa di cura per anziani che si concretizzavano addirittura ad evitare tutte le più piccole buche, dopo tutto questo: non mi accorgo di un ragazzotto che mi centra ai 70 all'ora e sposta il mio panda con me dentro di un metro sulla destra.

Nessuno si è fatto male, nessuno, tranne il mio panda. Perfino il mal di schiena che ho adesso è nulla in confronto a quanto mi manca. Pensa che quella maledetta scaletta ce l'ha fatta perfino a portarmi a casa, per 10 chilometri, ha tenuto duro, con il muso sfasciato, il volante storto, l'avantreno tutto spostato a destra, ai venti all'ora mi ha portato a casa.

Cazzo! Come tutti i veri compagni d'avventura, come tutti i cazzo di gregari, ha nascosto ogni dolore fino alla fine.

E' morto il Panda, viva il Panda!

Postato da: deep80 a 12/08/2006 20:09 | link | commenti |
il panda è morto, viva il panda

giovedì, agosto 10, 2006

Che cos'è l'amore?

Mi sono posto questa domanda a lungo e naturalmente ho connsumato le corde vocali e il poco cervello di cui sono dotato per poter definire, seppur a grandi linee, il significato di questo importante sentimento.

Lungi da me poter dare delle definizioni, oppure oppure tirar fuori teorie unificati, in ogni caso un paio di idee me le sono fatte da quando sono qui sulla terra.

Se penso all'amore provato verso un'altra persona (nel mio caso una donna) però vedo grosso modo due categorie:

1) l'amore nel senso vero e proprio

2) e l'amore nel senso sentimentale

Il secondo caso l'ho provato più volte, ma più lo sperimento e più mi accorgo che si discosta enormemente dal senso romantico del termine. E', volgarmente parlando, una summa di incontrollabili sentimenti che vanno dalla gioia immotivata alla disperazione assoluta. Una violenza psichica che mi porta ad eccitarmi per un contatto o la visione di un corpo velato di cotone e al dolore fisico dovuto ad uno sguardo, una parola o uno zittimento durante un discorso. Ma questo amore in fondo è così condizionato, così soggettivo che spesso mi soprendo a chiamarlo in questo modo.

In fondo a ben pensarci il vero amore è un sentimento incondizionato, di puro altruismo dove la gioia altrui è la nostra indipendentemente dal nostro stesso stato emozionale. Amare una donna è vederla felice a tutti i costi, anche a costo della nostra felicità.

Beh, senza andarmi a dilugare troppo: il secondo tipo  di amore non lo conosco. Tendo addirittura a pensare che sia un'invenzione. Anche se in realtà bramo ad arrivarci il più vicino possibile.

Invece il primo decide la mia vita. Lo ammetto sinceramente, non posso (né voglio) controllarlo. Una parola di troppo mi distrugge, una verità che non mi aggrada mi tortura fino allo sfinimento. Ne sono schiavo, ne sono profeta. Mi porta a odiarlo fino al disgusto di parlarne, ma non voglio farne a meno.

Come dice il mio filosofo preferito, il vero amore è come una partita a poker in cui si conoscono le carte di tutti. Il secondo tipo invece è meschino e soprendente, un constante ed estenuante bluff.

Che sia una tuffo in un mare di fiori o una distesa di lame, amai, amo, sconsideratamete amo.

Postato da: deep80 a 10/08/2006 04:36 | link | commenti |
che cosè lamore

domenica, agosto 06, 2006

La verità vi renderà liberi.

Il gesto renderà reale la parola.

La parola ucciderà il mondo che l'ha creata.
morte

Postato da: deep80 a 06/08/2006 01:54 | link | commenti |

martedì, agosto 01, 2006

crazy

Postato da: deep80 a 01/08/2006 10:13 | link | commenti |

mercoledì, luglio 12, 2006

Syd









Lunga vita al Diamante Pazzo, Iddio salvi il Diamante Pazzo!







Syd Barrett


6 gennaio 1946 - 7 luglio 2006

Postato da: deep80 a 12/07/2006 20:14 | link | commenti (6) |
lunga vita a syd

domenica, giugno 11, 2006

Volevo solo distruggere qualcosa di bello.

Postato da: deep80 a 11/06/2006 13:46 | link | commenti (10) |

sabato, maggio 27, 2006

di quanti e quali cloni mi dovrò accontentare prima di avere l'unico e solo originale?

Postato da: deep80 a 27/05/2006 01:52 | link | commenti (1) |

venerdì, maggio 19, 2006

Ieri alla stazione mi eplodeva il petto, non riuscivo e tenere fermo lo sguardo continuano a fissare il casellario monolitiico antistante le banchine con i pendolari. Ma neanche le consuete scene di umanità mischiata e vociante sui quattro lunghi ballatoi riusciva a sedare il mio stato di agitazione. Il cuore ha cominciato a galopparmi dolorosamente senza controllo, a pulsare forte nelle mie orecchie.
Non riuscivo mantenere il controllo, ma neanche a perderlo. Un urlo feroce sarebbe stato liberatorio, un pugno in faccia ad uno sconosciuto una conquista. Ed invece non c'era verso di trovare l'uscita, lì, sempre lì compresso in me stesso, strangolato dalle mie stesse vene pompanti gelido sangue doloroso.
Poi ho visto il treno sopraggiungere e ho cominciato a pensare in quei pochi secondi quando sarebbe stato semplice, girarmi, consegnare a qualcuno stupito la borsa con il portatile e il cellulare, dire due parole tipo dica a tutti quelli che chiedono che sto bene e gettarmi proprio di fronte al locomotore, essere colpito da una quantità enorme di placido ferro frenante. Avendo magari l'accortezza di dargli una bella spallata, di modo da perdere i sensi nell'impatto e non dover partecipare alla macellazione successiva, freddo impeto di binari e ruote taglienti che lacerano piedi e colli, in irrefrenabili tremori di carne senza controllo, sbattendo sul fondo del vagone. Un dolore inimagginabile, pensando a mascelle trafitte nell'attimo infinitesimale ed infinito della mozzatura.
Ho dovuto resistere, ma serebbe stato fantastico.

Postato da: deep80 a 19/05/2006 10:59 | link | commenti (1) |

Se ti dico che non è giornata perché continui a spaccarmi il cazzo? Poi ti arrabbi se ti maltratto. Ma vedi che te le cerchi, lascia stare. Non voglio nemmeno sentire buone notizie, è inutile sia che tu cerchi di tirarmi su il morale, sia di ignorarmi. Non restare e non andartene. Ormai ti sei messa in questo casino e te le prendi, perché la mia rabbia nei tuoi confronti è immotivata, non è né pensata né vincolata: è sincerca, naturale, incontaminata. E da un cosa così non puoi scappare e non c'è nulla da fare se non pigliarsela dritta in faccia.

Postato da: deep80 a 19/05/2006 00:00 | link | commenti |

giovedì, maggio 18, 2006

Minorenni distrubati, teeager sessualmente emancipati, venticinquelli confusi, trentenni sfigati, quarantenni disperati, cinquantenni infatili, sesantenni rincoglioniti, settantenni rivitalizzati, ottantenni ipersvegli, novantenni ancora in giro.
La tua e la mia vita è questa. Non preoccuparti, una sigla per ogni età.

Postato da: deep80 a 18/05/2006 23:56 | link | commenti |

domenica, maggio 14, 2006

Ma che cazzo ne so. Che cazzo ne so! Non  so cosa sia la felicità, nè quale sia la formula per essere felici. So solo cosa non funziona, cosa ho già sperimentato e cosa non va per certe persone. E so anche che sto mutando, che l'interazione non mi lascia né indifferente né statico, che mi cambia e mi porta ad essere diverso. Da un certo punto di vista sono contento, dall'altro turbato. Il cambiamento non è semplice né tantomeno naturale. Ma che cosa vuol dire normale se il metro di giudizio siamo noi. Non c'è mica un computer impassibile che ci dice che una cosa è nei canoni ed un'altra no. Siamo noi che apriamo quel cazzo di forno e emettiamo nell'aere circorstante le nostre sentenze.
Allora personalmente posso dire che lotto contro i miei stessi limiti ed espandendoli modifico la scala della mia misura e con questo il valore e la concentrazione del mio giudizio.
Ma se ti dico che ti amo non so poi dirti se il mio cuore è statico o dinamico. Non so se l'amore che provo è misurabile o se invece è assoluto. Ti posso dire se sto bene adesso che le cose cambiano, ma non so se il mio sentimento è più forte di quando le cose erano.
Non lo so, sono ubriaco e ho sonno.

Postato da: deep80 a 14/05/2006 02:16 | link | commenti |

mercoledì, aprile 26, 2006

Come ad un vampiro a cui viene negata la preda: sempre più debole e più bramoso di ottenerla. Le forze se ne vanno e i muscoli atrofizzati si muovono spinti dalla rabbia crescente, devastante. Il mondo perde ogni colore, ogni luce, un paesaggio buio fatto di ombre fugaci e cieli rossi. Sarà facile ignorarlo così come scampare alle sue deboli fauci; il passatempo tuo preferito si tramuterà nel finto gioco del coraggio, avvicinarti per poi scappare alla più piccola mossa, sempre meno percettibile, sempre più lenta. Finché non ti stuferai di questa infantile tortura e te ne dimenticherai, come un batuffolo di polvere nascosto dietro un armadio.
Ma la sua lotta sarà sempre più furiosa, dentro di sè coverà denso odio, senza poterlo esternare avvelenerà se stesso fino a cibarsene. Assaporerà infine della sua propria carne, in un impeto di dolore e sazietà, fino a digerirsi, a trasformarsi in escrementi inutili e infetti.
Rifuggi colui che è come vampiro, perché né da sazio né da sfinito non otterrai da lui nulla.

Postato da: deep80 a 26/04/2006 19:22 | link | commenti |
succhiasangue